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La cittadinanza è sempre stato un argomento complicato nella storia. I diversi imperi, mostrano che il concetto di cittadinanza, fosse quasi inesistente. I cittadini non potevano prendere parte agli affari di governo; i governi erano teocratici o sotto il controllo di un sovrano non eletto, il quale non doveva rendere conto a nessuno. Non vi erano organi di rappresentanza, né funzionari eletti. Quella ateniese introdusse qualcosa di vagamente simile alla nostra cittadinanza. -
I romani crearono un sistema di governo che prevedeva la partecipazione dei cittadini. Tutti, escluse le donne, potevano partecipare a tutte le attività governative,con diritti e privilegi. Sebbene le donne romane fossero considerate delle cittadine, non godevano di alcun diritto. Con la nascita della Repubblica, il controllo del governo romano fu affidato a delle famiglie aristocratiche, i patrizi. I plebei si ribellarono, volendo partecipare avere i propri diritti. -
Dopo la minaccia di sciopero, nasce il Concilium Plebis. Esso fungeva da portavoce dei plebei attraverso tribuni eletti. Emanava leggi che prima riguardavano solo i plebei, ma successivamente divennero applicabili a tutti i cittadini. All’inizio della Repubblica, il governo doveva evitare il ritorno del sovrano. L'autorità era nelle mani di un gruppo di magistrati eletti , di un Senato e di assemblee più piccole. Tuttavia, le differenze tra patrizi e plebei rimanevano. -
Nel 450 a.C., con la creazione delle Dodici Tavole ( il primo codice di diritto romano), furono stabilite le regole per i rapporti tra le due classi. Con il riconoscimento della cittadinanza, un cittadino viveva nello stato di diritto e aveva un interesse nel suo governo. Per il tipico cittadino romano, il concetto di “civitas” significava non solo condividere i vantaggi dell’autogoverno, bensì anche subirne le sofferenze e le preoccupazioni. -
Persino i più poveri tra i cittadini romani, i proletarii, erano rappresentati nella comitia centuriata. Oltre al fatto che le donne, altri non avevano alcun diritto di cittadinanza: gli schiavi. Tuttavia, diversamente da ciò che avveniva in Grecia, uno schiavo romano viveva in una società dove poteva guadagnarsi o comprarsi la libertà (liberti) e avere dei vantaggi offerti dalla cittadinanza, acquisire ricchezze e potere e vedere i propri figli assumere cariche pubbliche. -
Con l’espansione di Roma e con il suo desiderio di estendere i confini oltre le mura cittadine, cambiò anche il concetto di cittadinanza romana. Questa espansione introdusse una questione: come trattare queste nuove persone? Farle diventare cittadini romani? Trattarle come pari? Sebbene Roma fosse sempre stata una città di immigrati, l’ottenimento della cittadinanza per un residente era diverso da quello di una persona che viveva al fuori dalla città. -
Pur rimanendo cittadini delle proprie comunità,i nuovi alleati pretendevano le stesse libertà dei romani. C’erano degli svantaggi, poiché dovevano pagare delle imposte oltre a fornire soldati. Gli alleati appartenevano a una seconda classe non ben definita, chiamata ius Latii. Avevano molti dei vantaggi dei cittadini, ma senza alcuna rappresentanza nelle assemblee cittadine. Si era un vero e proprio cittadino romano solo se si possedeva il diritto di voto. -
Quando l’Italia fu invasa da Annibale nella seconda guerra punica, erano già state introdotte delle modifiche; i cittadini delle comunità alleate avevano ottenuto il diritto di conubium, secondo cui i figli di un padre romano e di una madre provinciale erano cittadini romani e non più figli illegittimi. Un provinciale poteva avere la cittadinanza per la sua fedeltà o per i servizi alla repubblica. -
Nel 150 a.C., anche i magistrati di queste cittadine avevano la cittadinanza. Ogni latino che andava a Roma poteva ottenere la cittadinanza. Mentre Roma conquistava diverse terre, aumentavano le tensioni all’interno delle comunità esterne. Sebbene potessero sposarsi con i romani, e godere della libertà, la cittadinanza senza diritto di voto non bastava: volevano ciò che avevano i cittadini residenti nella città, ovvero la cittadinanza con diritto di voto. -
Il tribuno Caio Gracco fece una proposta che avrebbe assicurato la piena cittadinanza a tutti gli alleati italiani.Caio si scontrò con l’opposizione sia della nobiltà, sia dei plebei; questi ultimi, temevano la concorrenza sul mercato del lavoro e la scarsità di cibo. Caio propose anche altre riforme. La sua morte, insieme all’uccisione di 3.000 dei suoi sostenitori, mise fine alle sue proposte. -
Il cambiamento era all’orizzonte, la guerra sociale avrebbe trasformato la situazione degli alleati. Mentre i suoi compagni tribuni in Senato stavano cercando di limitare ulteriormente la cittadinanza alle comunità alleate, Marco Livio Druso proponeva di concedere loro la piena cittadinanza. La sua uccisione, nel 91 a.C., diede inizio alla Guerra sociale. Gli Etruschi e gli Umbri minacciavano di separarsi, e presto iniziarono rivolte e disordini, anche fuori della penisola italica. -
Il Senato diceva al popolo che, se queste persone avessero acquisito la cittadinanza, avrebbero assunto il governo della città. I moderati ebbero la meglio e fu concessa, tranne per gli schiavi, la cittadinanza a coloro che, sul suolo italico, non avevano mai combattuto contro Roma. Successivamente Giulio Cesare, estese la cittadinanza anche al di fuori dell’Italia, riconoscendola ai popoli della Spagna e della Gallia. -
Il significato dell’essere Romani stava cambiando. A Roma riemersero molte delle vecchie questioni, come le istituzioni potessero gestire tutti questi nuovi cittadini i quali dovevano imparare cosa significasse essere chiamati romani. Il cittadino romano, dentro o fuori della città, doveva concentrarsi sul bene della comunità. -
L’acquisizione del diritto di voto da parte di chi abitava al di fuori delle mura cittadine aveva un senso solo per i ricchi. L’appartenenza alle assemblee romane avveniva tramite il voto una democrazia diretta. A votare erano le tribù; tutti i cittadini erano infatti assegnati a una particolare tribù e ogni tribù contava come un solo voto. Tuttavia, una persona per votare doveva presentarsi di persona, cosa che solo i più ricchi potevano permettersi di fare. -
La cittadinanza non era eterna, poteva essere revocata, soprattutto ai criminali. Ogni cinque anni ogni cittadino doveva presentarsi alla Villa Pubblica per il censimento, dichiarando il nome della moglie, il numero di figli e tutti i possedimenti . Tutti questi dati venivano presi in esame e valutati dai magistrati cittadini, i quali potevano promuovere o declassare i cittadini in base al loro valore. -
Nel 212 d.C. l’imperatore Marco Aurelio Antonino, noto come Caracalla, propose di riconoscere la piena cittadinanza a tutti gli abitanti maschi dell’impero; questa proposta fu chiamata Constitutio Antoniniana. -
il concetto di cittadinanza e diritto al voto era diventato ormai irrilevante. Le funzioni dell’imperatore avevano sostituito quelle del Senato e delle assemblee, e i diritti di voto erano inesistenti. Roma era divisa in due gruppi: gli honestiores, ovvero i patrizi, e gli humilores, i plebei, senza alcuna distinzione legale tra le due classi.