Linea del tempo pensieri economici

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  • 1501

    Il Mercantilismo

    Il Mercantilismo
    Nel XVI si diffonde il Mercantilismo, secondo cui la potenza di uno Stato derivi dai suoi commerci e le sue disponibilità di oro e argento. I mercantilisti ritenevano obbligatorio introdurre dei dazi doganali per promuovere l’industria nazionale
  • La Fiocrazia

    La Fiocrazia
    La Fisiocrazia si basa sull’idea che l’agricoltura sia l’unica fonte di ricchezza. Era caratterizzata dell’esistenza di un ordine naturale, e lo Stato non doveva intervenire in economia.
    Si sviluppò in Francia con F. Quesnay
  • La Scuola Classica

    La Scuola Classica
    La scuola classica inizio con la pubblicazione della ricchezza delle nazioni di Adam Smith. Anche secondo questa scuola esiste un ordine naturale, una mano invisibile che guida ogni soggetto a promuovere il benessere della società quando agisce per realizzare il proprio interesse.lo Stato non deve dunque intervenire nell’economia dato che il mercato è un meccanismo autoregolatore. Per la scuola classica non solo l’agricoltura, ma anche l’industria è fonte di ricchezza.
  • La Scuola SociaIsta

    La Scuola SociaIsta
    La scuola socialista, il cui massimo esponente fu Karl Marx critico le basi teoriche della scuola classica. Essi sostenevano che il capitalismo si fondava sullo sfruttamento del proletariato e che ciò era all’origine della lotta di classe. Alla fine un movimento rivoluzionario avrebbe portato alla dittatura del proletariato e a una società senza classi.
  • La scuola Storica

    La scuola storica negò la possibilità di elaborare leggi scientifiche in campo economico, in quanto ciascuna società a proprie regole di comportamento, compito dell’economia doveva invece essere lo studio delle leggi del mutamento sociale. Gli economisti di questa scuola erano favorevoli all’intervento dello Stato nell’economia soprattutto per promuovere l’industria nascente e proteggerla dalla concorrenza estera.
  • La scuola Neoclassica

    La scuola neoclassica sosteneva il ruolo importante giocato dalla domanda, che dipende dall’utilità/rarità dei beni. Secondo i neoclassici, in un libero mercato i fattori produttivi sono remunerati in rapporto al loro contributo alla produzione.Secondo questa teoria, il libero mercato assicura spontaneamente un equilibrio di pieno impiego dei fattori produttivi, per cui ogni intervento dello Stato è dannoso.
  • La Rivoluzione Keynesiana

    La Rivoluzione Keynesiana
    La grande crisi del 1929 aveva duramente smentito l’ottimismo della scuola neoclassica. Secondo Keynes era possibile un equilibrio di sottoccupazione. Per evitarlo era necessario un intervento dello Stato a sostegno della domanda globale. Per conseguire la piena occupazione, era opportuno finanziare la spesa pubblica anche in disavanzo. Queste teorie fortemente innovative, sono alla base della cosiddetta rivoluzione Keynesiana.
  • La Controrivoluzione Neoliberista

    Il ricorso alle politiche Keynesiane ha contribuito a creare inflazione. Secondo alcuni economisti di ispirazione liberale, causa di ciò è l’eccessivo intervento dello Stato nell’economia. Le correnti neoliberiste ritengono tendenzialmente stabile il sistema economico, per cui l’intervento pubblico si risolve in un danno per l’economia. Questa visione nota nella storia economica come controrivoluzione neoliberista.