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Benito Mussolini fonda i Fasci di combattimento, un movimento nazionalista.
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Il movimento dei Fasci di combattimento si trasforma in partito fascista. Partecipa alle elezioni, viene rappresentato in parlamento e ottiene 35 deputati. Aderirono molti reduci, liberali, proprietari terrieri e industriali.
A capo del partito c'era Benito Mussolini, per i suoi seguaci il duce, che aveva quattro scopi:
- l'Italia forte militarmente,
- riconquistare il prestigio nazionale,
- garantire a tutti il lavoro,
- ristabilire l'ordine interno. -
Per costringere il governo alle dimissioni, presieduto da Luigi Facta, Mussolini guida fascisti da ogni parte d'Italia, armati e in camicia nera, a una marcia su Roma.
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Temendo lo scoppio di una guerra civile, dopo le dimissioni di Luigi Facta, il re nomina Mussolini capo del governo.
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Prima delle elezioni era stata approvata la legge elettorale che assegnava il 65% dei seggi in parlamento al partito che avrebbe ottenuto almeno il 60% dei voti. La lista fascista ottenne la maggioranza.
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Il deputato socialista Giacomo Matteotti denuncia al parlamento una serie di violenze durante le elezioni da parte dei fascisti. I deputati dell'opposizione abbandonano il parlamento per protesta. Questa secessione venne chiamata dell'Aventino.
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Mussolini fa un discorso al parlamento dove assume la responsabilità di quanto avvenuto. Il governo fascista si trasforma presto in una dittatura.
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Vengono promulgate alcune leggi dette "fascistissime":
1 sciogliere tutti i partiti e sindacati
2 creare una polizia politica e un tribunale speciale
3 espulsione di tutti i deputati che avevano partecipato alla rivolta dell'Aventino
4 reintrodurre la pena di morte per i reati politici
5 obbligo di tutti i dipendenti pubblici a iscriversi al partito fascista
6 attribuire il potere di fare leggi solo al capo del governo
7 alle elezioni gli italiani potevano votare solo per il partito fascista -