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Benjamin Bloom, uno psicologo dell’educazione presso l’Università di Chicago, propose una tassonomia per classificare gli obiettivi educativi. In base alla sua ricerca egli definì 3 domini di apprendimento: cognitivo, affettivo e psicomotorio. Nell'immagine a fianco sono riportati i 6 livelli cognitivi, In queste slide una breve sintesi.
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Lo psicologo H. Gardner propone il concetto di Intelligenze Multiple in contrapposizione ad una definizione unitaria su cui si basa la misurazione tramite QI. Secondo Gardner,
l’intelligenza è una grandezza multidimensionale ed individua almeno sette tipi di indipendenti di intelligenza: logico/matematica,linguistico/verbale, corporeo/cinestesica, visivo/spaziale, musicale, intrapersonale, interpersonale.
Approfondimenti -
Il modello, proposto dal prof. Puentedura, prevede 4 livelli o fasi per l'inclusione della tecnologia nell'attività didattica:
Substitution, Augmentation, Modification, Redefinition.
- esempi di evoluzione attività col modello SAMR
- App classificate in un modello SAMR -
Nasce dall'osservazione che troppo spesso lo stile d’insegnamento dei docenti non tiene conto degli stili d’apprendimento degli studenti, con un conseguente calo del rendimento delle classi. Introduce una classificazione in base a 5 coppie dicotomiche dell'apprendimento: Sensoriale/Intuitivo, Visivo/Verbale, Induttivo/Deduttivo, Attivo/Riflessivo, Sequenziale/Globale
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Ad opera di Fleming, il modello VAK ipotizza tre macro-tipi di apprendimento: visual (improntato su supporti visivi: figure, schemi, testi scritti, ecc.), auditory (improntato sull’ascolto, quindi lezioni orali, tracce audio, discussioni, ecc.) e kinaesthetic (improntato sul “fare” e sul “muoversi“, come esperimenti, progetti ed esercizi manuali, ecc.). Ovviamente, tutti questi stili di apprendimento solitamente coesistono all’interno dello stesso individuo
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Nasce e si sviluppa rapidamente il web. In questa fase si moltiplicano i siti ed i contenuti pubblicati, inizialmente completamente statici ma progressivamente nascono tecnologie per l'aggironamento dinamico delle pagine formando le basi per la successiva fase 2
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Con lo sviluppo della rete nascono le prime piattaforme web dedicate all'apprendimento a distanza: l'evoluzione sarà molto rapida anche grazie alla disponibilità di applicazioni open-source
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Lo schema di Bloom è stato revisionato da 2 suoi allievi, Anderson e Krathwohl alla luce di nuove scoperte: le abilità possono essere impiegate simultaneamente, senza un ordine preciso. "La vecchia tassonomia, affermava, ad es., che non si può applicare se non si è compreso, o che si deve capire prima di poter analizzare. Sappiamo ora che, in molti casi, questi processi possono essere attuati simultaneamente, o anche in ordine inverso
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L'espressione è stata coniata da Marc Prensky nel suo articolo Digital Natives, Digital Immigrants. L'espressione "nativo digitale" viene utilizzata per indicare un nuovo gruppo di studenti che accede al sistema dell'educazione
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Salman Khan iniziò a registrare video per aiutare nello studio una sua giovane cugina. Oggi i video della Khan Academy sono spesso usati per implementare la Flipped Classroom. Oggi i video sono disponibili in molte lingue
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Contemporaneamente al rapidissimo sviluppo del web e dei tools 2.0 si sviluppa in campo pedagogico un'ampia sperimentazione dell'inclusione delle tecnologie in un'ottica costruttivista
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Si inizia a sperimentare il modello di flipped classroom, ovvero come migliorare il processo di apprendimento ribaltando la tradizionale impostazione di lezione frontale a scuola ed esercizi di applicazione a casa. Grazie alla disponibilità di video e materiale di studio di ottima qualità, si può dedicare molto più tempo a scuola per l'attività più complessa di applicazione e lavoro cooperativo dove gli allievi più deboli possono ricevere un aiuto diretto
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In queste slide, J. Sharp mostra un possibile utilizzo dei tools 2.0 per rafforzare le abilità specifiche delle diverse intelligenze
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A. Churches propone l'inclusione nella tassonomia di Bloom delle specifiche attività dell’era digitale al fine di integrare nello specifico le “azioni digitali” ovvero quelle tipiche dell’interazione uomo/macchina e collocarle nei diversi livelli cognitivi.
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