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Nell'Antichità, in Grecia e a Roma, le donne erano destinate al matrimonio e alla maternità. Il matrimonio collocava la sposa nella posizione di figlia di suo marito e sorella dei suoi figli. Con l’affermazione del cristianesimo emerge anche un nuovo ideale di donna: nuora rispettosa, moglie fedele, madre premurosa, devota a Dio, “oculata padrona di casa, donna ineccepibile sotto ogni profilo”.
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Nel Medioevo le donne restano dominate dall’ egemonia maschile, non solo in campo culturale, ma in tutti gli ambiti della società. Ad esercitare un'importante influenza sul comportamento matrimoniale fu la Chiesa medievale: si parla di modello cristiano di matrimonio. Mettere al mondo dei figli e allevarli era uno dei compiti principali delle mogli, un vero e proprio mestiere.
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Superata l’infanzia, la madre assumeva il ruolo dell'educatrice, ma il significato di questa parola varia a seconda della classe sociale, del momento e del luogo. La dote della ragazza al momento delle nozze era fondamentale per la formazione della nuova famiglia. La maternità includeva anche la necessità di trasmettere alcuni valori morali e di comportamento.
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Nell' '800 la moglie era sottomessa al marito ed esisteva solo dentro e attraverso la famiglia. La fine del secolo lascia in sospeso il problema dell'eguaglianza : nasce il movimento femminista. Nel '900 il movimento femminista favorì, attraverso lotte e determinazione, l'ottenimento di molteplici diritti; ma l'ideale di donna era ancora quello della casalinga, moglie e madre. Con la Costituzione si assiste all'emancipazione della donna, condizione che nel tempo si è consolidata sempre di più.